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Gli USA offrono al Sudan incentivi economici per impedire l’apertura della base navale della Russia

Le divergenze tra il sistema di potere dell’apparato militare e quello civile si riverberano in modo diretto soprattutto sulla politica estera del Sudan, come il caso della base navale della Russia a Port Sudan dimostra chiaramente.

Secondo indiscrezioni trapelate sulla stampa araba lo scorso 15 settembre, gli Stati Uniti avrebbero offerto al governo del Sudan un consistente pacchetto di aiuti finanziari come condizione per la cancellazione dell’accordo con la Russia per lo sviluppo di una base navale logistica a Port Sudan.

L’offerta sarebbe giunta al culmine di un intenso periodo di trattative incrociate tra Khartoum e Mosca, da una parte, che hanno raggiunto lo scorso anno un accordo di massima per la realizzazione delle base di appoggio logistico navale, e tra Khartoum e Washington dall’altra, che non intende concedere alla Russia di accrescere le proprie capacità di proiezione navale nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano.

L’offerta economica degli USA sarebbe stata giudicata appetibile dal Sudan, il cui Parlamento non ha ancora ratificato gli accordi definiti lo scorso anno con la Russia per lo sviluppo del progetto infrastrutturale di Port Sudan.

Anche la stampa russa ha lasciato trapelare indiscrezioni sulla faccenda, interpretandola come un tentativo del governo sudanese di aumentare il prezzo dell’accordo e ottenere maggiori concessioni da Mosca. Secondo i media russi, infatti, il Sudan si sarebbe accordato lo scorso anno con Mosca per garantire un contratto di venticinque anni connesso all’apertura di una base di appoggio logistico capace di ospitare sino a quattro navi contemporaneamente, con un presidio fisso di circa 300 militari della marina. A fronte di questo accordo, la Russia si sarebbe impegnata a fornire al Sudan armamenti e parti di ricambio per i propri mezzi aerei e terrestri.

Successivamente alle forti pressioni politiche da parte degli Stati Uniti, e alla contestuale offerta di un ricco programma di incentivi economici, tuttavia, secondo i russi il Sudan avrebbe maturato il progetto di rivedere i propri impegni cercando di negoziare tanto con Mosca quanto con Washington un risultato migliorativo. Khartoum, infatti, avrebbe esplicitamente chiesto a Mosca non solo di rivedere l’accordo sul piano temporale – facendolo diventare quinquennale e rinnovabile sino ad un massimo di 25 anni – ma anche nel merito del corrispettivo – il Sudan chiede infatti anche un sostegno economico oltre all’assistenza tecnico-militare.

Una strategia negoziale che rischia di indispettire tanto gli Stati Uniti quanto la Russia, determinando un risultato politico ed economico potenzialmente molto pericoloso per il Sudan in questa delicatissima fase di transizione.

Questa ambigua posizione del Sudan rispetto agli Stati Uniti e alla Russia, costituisce anche una diretta espressione del dualismo politico domestico tra le componenti militari e quelle civili delle istituzioni sudanesi di transizione.

Adele Sariach
Adele Sariachhttp://www.globalstudies.it
Analyst per l’Africa dell’Institute for Global Studies, presso la sede di Bruxelles (Belgio). Ha studiato Relazioni Internazionali in Sud Africa e ha vissuto in Camerun, Tanzania e Nigeria. L’ambito professionale di interesse di Adele Sariach è quello dell’analisi dei sistemi politici dell’Africa Occidentale e Centrale, con particolare riferimento all’evoluzione degli autoritarismi e delle dinamiche etnico-tribali.

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