Il 17 settembre il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato di aver adottato un ordine esecutivo relativo a nuove sanzioni irrogate contro individui e istituzioni dell’Etiopia, dell’Eritrea e delle amministrazioni regionali etiopiche dell’Amhara e del Tigrai.

La nuove sanzioni, non ancora operative e legate condizionalmente alla cessazione delle violenze, sono state definite dagli Stati Uniti come particolarmente severe, determinando repliche stizzite da parte dell’Etiopia e dell’Eritrea.

L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di ottenere un effettivo cessate il fuoco, minacciando direttamente di sanzioni i vertici degli stati interessati, cercando in tal modo di ottenere quei risultati concreti che sono sino ad oggi sistematicamente mancati per effetto della condotta di tutte le parti in causa nel conflitto.

La minaccia di nuove sanzioni americane giunge in una fase particolare dell’evoluzione del conflitto, caratterizzata da un’intensa attività militare lungo buona parte del confine tra il Tigrai e la regione dell’Amhara.

Le forze del TDF avrebbero ripreso il controllo nei giorni scorsi della cittadina di Sekota, nell’Amhara, crocevia stradale periferico di collegamento tra numerose località a ridosso del confine meridionale del Tigrai, mentre le forze Amhara avrebbero invece assunto il controllo della periferia del villaggio di Kobo (sempre nella propria regione) lungo l’autostrada A2 in direzione del centro nevralgico di Weldiya.

L’offensiva lanciata dalle forze dell’esercito federale e da quelle Amhara nei giorni scorsi avrebbe consentito di riprendere il controllo di buona parte dell’area in prossimità di Debre Tabor, riducendo in tal modo il rischio di veder cadere nelle mani del TPLF l’importante asse stradale della A3, che avrebbe di fatto permesso alle forze tigrine di isolare le forze Amhara che ancora occupano buona parte del Tigrai occidentale.

Resta pressoché invariata, invece, la linea del fronte a sud di Macallè, in territorio Amhara, lungo il corso dell’autostrada A2 e della sua diramazione B22. Le forze tigrine del TDF controllano il territorio fino a circa 50 Km a sud di Weldiya e, ad ovest lungo la B22, per oltre 120 Km sino alla cittadina di Gashena.

Il controllo del territorio appare in più punti interrotto dalla presenza di unità delle forze Amhara, che si sono spinte sino a Kobo nel tentativo di interrompere la continuità viaria della catena logistica in direzione di Weldiya.

Sebbene arrestata nell’avanzata verso gli snodi stradali in prossimità di Gondar, l’offensiva tigrina sembra aver retto su buona parte del fronte, lasciando gli equilibri sul campo di battaglia sostanzialmente inalterati rispetto alle scorse settimane.

Resterebbero nelle mani dell’esercito eritreo alcune aree a nord di Axum e Adigrat, di fatto un’ampia fascia di confine di circa 10 Km di spessore, e in particolar modo il valico di frontiera di Adis Alem e l’area di confine nell’area di Koloburdo.

Resta ancora sotto pieno controllo delle forze Amhara, invece, l’intera propaggine occidentale della regione del Tigrai, includendo praticamente tutti i territori ad ovest del fiume Tekeze. Le forze tigrine, invece, avrebbero perso il controllo di buona parte del tratto della superstrada B30 a sud del proprio confine regionale, continuando a presidiare solo alcuni chilometri all’interno del territorio Amhara. Le forze del TDF avrebbero in particolar modo perso il controllo della cittadina di Zarima, limitando in tal modo la propria presenza lungo il tratto della B30 in territorio Amhara a soli pochi chilometri a sud di Addi Arkay.

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