Il ministero dell’Informazione dell’Eritrea ha riportato il 22 settembre la notizia dell’organizzazione all’Asmara di un seminario dal titolo “Situazione politica attuale e programmi di resilienza consistenti”, ove hanno partecipato i quadri dirigenti del partito di governo Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ).

L’incontro, secondo le fonti ufficiali, sarebbe stato replicato nelle altre principali città del paese al fine di discutere dei programmi di sviluppo nazionali così come dell’evoluzione delle dinamiche politiche del Corno d’Africa, e avrebbe visto alternarsi alti rappresentanti dello Stato nella conduzione dei principali tavoli di lavoro dedicati alla politica nazionale, all’economia e ai programmi sociali, nell’ambito di una più ampia considerazione delle dinamiche regionali e globali.

Secondo fonti locali, tuttavia, il convegno dell’Asmara e quelli provinciali sarebbero stati organizzati non tanto allo scopo di illustrare le priorità di sviluppo dei progetti governativi, quanto piuttosto per annunciare l’imminenza dell’adozione da parte degli Stati Uniti di nuove pesanti sanzioni contro l’Etiopia e l’Eritrea.

La riunione di Asmara, in particolar modo, si sarebbe concentrata sugli sviluppi del conflitto in Tigrai – non positivi tanto per l’Etiopia quanto per l’Eritrea – e sulla natura delle imminenti sanzioni statunitensi contro il paese, individuando in termini generali il perimetro di interesse delle stesse e le possibili conseguenze sull’economia e gestione dei servizi sociali.

Il concreto timore, tanto ad Addis Abeba quanto all’Asmara, è quello di nuove sanzioni in grado di compromettere efficacemente la gestione ordinaria dell’economia nazionale, oltre a quello di una più incisiva denominazione personale dei vertici dello Stato. Nella prima tornata di sanzioni, gli Stati Uniti hanno specificamente colpito il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Eritree, Generale Filipos Woldeyohannes, e con sempre maggiore insistenza sembra circolare in Etiopia e in Eritrea la voce di nuove sanzioni nominali verso la prima linea di vertice dei rispettivi stati, oltre a più ampie sanzioni sotto il profilo generale dell’economia.

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