Non sembrano registrarsi in Etiopia significativi miglioramenti nel conflitto in corso nella regione del Tigrai, dove il 24 settembre nuovi scontri sono stati segnalati a sud-ovest del confine del Tigrai, in profondità nel territorio della regione Amhara, in prossimità delle località di Amdework e Sekota. Un ponte sul fiume Tekezè sarebbe stato distrutto da un’esplosione, sebbene gli scambi di accuse reciproci non abbiano permesso di appurare la responsabilità dell’azione.

Intensi combattimenti tra le forze Amhara e dell’ENDF, da una parte, e quelle del TDF, dall’altra, sarebbero in corso lungo tutta la fascia di confine meridionale del Tigrai, che le forze del TDF controllano avendo occupato militarmente un’ampia fascia di territorio Amhara a ridosso del confine.

Le forze tigrine avrebbero lanciato una nuova controffensiva in direzione ovest, nel tentativo di riconquistare gli assi stradali di collegamento con Gondar e riprendere il controllo della città di Debre Tabor.

Diverse fonti di stampa locali e internazionali hanno riferito invece di violenze perpetrate dalle forze del TDF nel corso della riconquista del villaggio di Kobo, nella regione dell’Amhara, dove si sarebbe verificato quello che è stato definito come un massacro degli agricoltori locali, con una successiva razzia.

L’instabilità complessiva dell’Etiopia è anche indirettamente confermata dalle recenti notizie relative al secondo turno delle elezioni per l’elezione di 47 seggi al parlamento federale e 105 nelle amministrazioni regionali. Il secondo turno delle elezioni tenutesi lo scorso giugno – dove il Partito della Prosperità del primo ministro Abiy Ahmed si è assicurato 410 dei 436 seggi – non si terrà tuttavia in 18 collegi elettorali della regione dell’Amhara e 8 collegi dell’Oromia, in conseguenza delle gravi condizioni di sicurezza determinate dal perdurare del conflitto in Tigrai. Rimandate le elezioni anche in alcuni collegi della regione dell’Afar e del Benishangul Gumuz, sempre per ragioni di sicurezza, delineandosi in tal modo un quadro affatto rassicurante sotto il profilo della stabilità complessiva della federazione etiopica.

Complessa e al tempo stesso imbarazzante per Addis Abeba, sotto il profilo delle elezioni, è invece la questione del Tigrai, dove chiaramente il voto è stato sospeso, pur nella consapevolezza del ritorno a Macallè di un’amministrazione locale – quella del TPLF – ormai dichiaratamente indipendentista.

All’atto della formazione del nuovo esecutivo, il prossimo 4 ottobre, il governo federale risulterà incompleto nei numeri in virtù dell’assenza dei deputati tigrini, determinando sin dal suo avvio le condizioni per un costante stato di crisi.

Ad aggravare la crisi politica, inoltre, si aggiunge la notizia secondo la quale nella regione dei Somali tanto il Partito dei Cittadini Etiopi per la Giustizia Sociale (Ezema) quanto il Partito per la Libertà e l’Uguaglianza (FEP) avrebbero annunciato il loro ritiro dal secondo turno delle elezioni, seguendo in tal modo la decisione presa solo pochi giorni prima nella regione dell’Oromia dal Fronte di Liberazione Nazionale dell’Ogaden (ONLF). Oltre a lamentare un clima generale di insicurezza, questi ed altri partiti denunciano il furto di numerose schede elettorali che, a loro avviso, saranno certamente utilizzate in modo fraudolento   andando a determinare un risultato falsato del processo elettorale.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here