L’inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) del 3 ottobre scorso, ha scosso il mondo, rendendo pubblici i nomi di personalità famose che hanno i propri soldi in paradisi fiscali come Panama e le Isole Vergini Britanniche. Sarebbero presenti 78 politici africani tra cui Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya e 7 membri della sua famiglia.

I “Pandora Papers”, così è chiamata la lista di nomi trapelati dall’inchiesta, hanno mostrato che la famiglia Kenyatta è collegata con almeno 13 aziende e fondazioni off-shore, il cui valore totale sarebbe sconosciuto. In particolare possederebbe tre proprietà nel Regno Unito che ha comprato con l’intermediazione dello studio legale panamense Aleman, Cordero, Galindo & Lee che ha nascosto l’ampio portafoglio di investimenti della famiglia.

Inoltre la famiglia Kenyatta avrebbe usato i servizi della Union Bancaire Privée (UBP) la più grande banca privata Svizzera. Attraverso la UBP i Kenyatta avrebbero creato tre fondazioni, per Uhuru, la sorella Ngina e il fratello Muholo. La banca svizzera era rimasta coinvolta in due scandali in passato, nello scandalo Madoff del 2009 e nel 2012 quando vennero multati dal Dipartimento di Giustizia statunitense per aver contribuito all’evasione fiscale di alcuni clienti della banca.

Le fondazioni panamensi sono molto gettonate tra le varie possibilità, nei paradisi fiscali, perché i veri proprietari degli asset non devono essere comunicati al governo panamense e possono anche essere progettati per essere trasferiti esentasse a un successore.

Kenyatta ha ricevuto la notizia mentre si trovava in visita di stato negli Stati Uniti. Alla stampa il presidente keniota ha risposto che il suo nome non appare esplicitamente nei Papers e che ritiene che questa inchiesta contribuirà molto ” a migliorare la trasparenza finanziaria e l’apertura di cui abbiamo bisogno in Kenya e in tutto il mondo”.

In realtà il nome di Uhuru Kenyatta sembrerebbe comparire, come ereditiere della fondazione panamense ‘Varies’, creata nel 2003, intestata alla madre. Inoltre Kenyatta in un’intervista alla BBC, nel 2018, aveva dichiarato che gli asset della sua famiglia fossero di pubblico dominio, come previsto dalla legge. Alla luce di questa inchiesta sembrerebbe invece far venire a galla una fitta rete di gestione di asset all’estero dal patrimonio imprecisato da parte della ‘dinastia’ keniota più importante dall’indipendenza del paese.

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