Il 16 ottobre l’ONU ha annunciato che diciotto paesi sono stati eletti alla carica di membro del Consiglio dei Diritti Umani per il triennio 2022-2024, e tra questi cinque del continente africano. Si tratta di Benin, Camerun, Eritrea, Gambia e Somalia, che vanno quindi ad aggiungersi agli altri 29 paesi membri del Consiglio, cui è demandata la responsabilità della promozione e della difesa dei diritti umani nel mondo.

La notizia è stata accolta con particolare soddisfazione in Eritrea. Il voto per l’ammissione all’interno del Consiglio è infatti espresso a scrutinio segreto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e l’esito favorevole alla candidatura dell’Eritrea rappresenta per il governo di Asmara una forma indiretta di sostegno sul piano internazionale.

Questo sostegno, in una fase così delicata delle relazioni regionali, mentre incombe lo spettro di nuove pesanti sanzioni da parte degli Stati Uniti, potrebbe significare per l’Eritrea un minor rischio di più ampie sanzioni promosse dall’ONU.

La nomina dell’Eritrea (ma anche del Camerun) all’interno del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha suscitato la protesta di numerose organizzazioni non governative impegnate nella salvaguardia dei diritti umani, guidate in particolar modo dalla R2P, che denunciano la scelta di inserite alcuni come paesi come lesiva della credibilità stessa del Consiglio.

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