È giunta all’epilogo la crisi relativa alla scuola italiana di #Asmara, in #Eritrea, che viene ceduta definitivamente alle autorità locali segnando la fine di una storia lunga 119 anni. Responsabilità congiunte tanto dell’Italia quanto dell’Eritrea hanno reso impossibile l’individuazione di una soluzione.

Il 7 ottobre scorso la ex scuola italiana di Asmara, in Eritrea, è stata definitivamente chiusa e gli edifici consegnati alle autorità eritree del ministero della Pubblica Istruzione.

Il passaggio, avvenuto senza cerimonie e particolari pubblicità, è avvenuto alla presenza dell’ambasciatore italiano Marco Mancini e del ministro della Pubblica Istruzione eritreo Pietros Hailemariam.

La scuola, inaugurata nel 1903 nell’allora colonia italiana, ha continuato ad offrire ininterrottamente i propri corsi scolastici sino al 2020, quando, in conseguenza della pandemia, venne deciso di sospendere temporaneamente le attività attraverso una procedura che ha fortemente innervosito le autorità locali.

L’episodio della chiusura della scuola ha rappresentato tuttavia solo l’ultimo elemento di un travagliato rapporto, che danni si era logorato tra il disinteresse e l’intenzionale volontà di giungere ad un epilogo così drastico.

Responsabilità condivise tanto da parte italiana quanto eritrea, che oggi suggellano però la fine di un’esperienza lunga 119 anni e portatrice di un valore storico e politico senza precedenti.

Da parte italiana è stato certamente tangibile per molto tempo un generale disinteresse verso la scuola e, più in generale, verso la definizione di una politica regionale del Corno d’Africa, con il risultato di un progressivo logoramento del rapporto bilaterale con l’Eritrea. A questo fattore deve aggiungersi l’incapacità strutturale italiana – nella regione come altrove – di comprendere e quindi definire concrete strategie di soft power culturale.

Non meno problematica la controparte eritrea, che con il suo esasperato autoritarismo non ha mai reso facile il rapporto con la comunità internazionale, e con l’Italia in particolare. Il progetto di nazionalizzazione delle scuole private – che ha incluso anche quelle di proprietà degli enti religiosi – ha poi certamente influito sul processo di crisi del rapporto con la scuola italiana.

In tal modo, nella seconda metà del mese di ottobre, il governo eritreo ha preso definitivamente possesso dell’immobile della ex scuola italiana, progettandone una riapertura caratterizzata però dall’adozione di nuovi programmi di studio.

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