Il premier dell’Etiopia Abiy Ahmed è apparso il 26 novembre in un video dei locali notiziari di informazione, commentando dal fronte dell’Afar l’andamento dell’offensiva delle forze federali. Il primo ministro ha annunciato l’imminente riconquista delle cittadine di Kasa Gita, Burqa e Chifra, enfatizzando i toni della ripresa dell’offensiva federale e attribuendo alle forze dell’ENDF il merito delle vittorie sul campo. Nessun accenno è stato fatto dal premier al contribuito delle milizie dello stato regionale dell’Afar nelle operazioni, alimentando un diffuso coro di polemiche che ha interessato anche buona parte della comunità della diaspora.

Il primo ministro Abiy Ahmed è poi nuovamente apparso in un video il 30 novembre, intimando a tutte le formazioni armate che combattono al fianco del TPLF di arrendersi immediatamente. Pochi giorni dopo, il 4 dicembre, alcuni media vicini al governo federale hanno mostrato immagini che ritraggono numerosi civili apparentemente arresisi alle forze armate del ENDF, sebbene le stesse siano state oggetto di numerosi dubbi sulla rete dei social media, che ha legittimamente contestato l’apparenza dei prigionieri mostrati nelle immagini. Tra i numerosi giudizi critici sulla veridicità delle immagini sono spiccati quelli secondo i quali le immagini avrebbero mostrato non già i combattenti del TDF quanto piuttosto i molti civili tigrini rastrellati dal governo nella capitale e negli stati federali dell’Oromia e dell’Amhara.

Le autorità tigrine del TPLF, invece, hanno denunciato più volte nel corso dell’ultima settimana l’intensificarsi dei bombardamenti aerei, sia attraverso l’impiego di droni armati che dei bombardieri dell’aeronautica militare. Il 26 novembre sarebbe stata colpita dai droni federali la capitale del Tigrai, Macallè, senza provocare vittime, mentre il 1° dicembre un attacco aereo condotto con l’impiego di caccia-bombardieri dell’aeronautica militare avrebbe fortemente danneggiato una diga sul fiume Tekeze, letteralmente azzerando la capacità di produzione dell’energia elettrica in buona parte dello stato regionale del Tigrai.

Sul fronte delle operazioni militari, l’ultima settimana è stata caratterizzata da un rovesciamento della capacità offensiva delle forze tigrine, costrette ad un ripiegamento tanto sul fronte dell’Afar quanto su quello dell’Amhara, dove – almeno per il momento – sembra essere stata interrotta la spinta verso l’accerchiamento della capitale Addis Abeba.

Il 28 novembre le forze dell’ENDF e le milizie dello stato regionale dell’Afar hanno riconquistato la cittadina di Chifra, e successivamente quelle di Kasa Gita e Burqa, ristabilendo di fatto il controllo territoriale sul confine tra lo stato regionale dell’Afar e quello dell’Amhara, impedendo alle forze del TDF di proseguire nel loro tentativo di conquistare la città di Mile e lo snodo autostradale di collegamento con Gibuti.

Il 1° dicembre è stato lanciato dalle milizie dell’Amhara e dalle loro alleate forze del Fano, unitamente a quelle federali dell’ENDF, l’attacco alla città di Gashena, ubicata lungo il corso della strada regionale B22 in direzione di Woldiya. Lo stesso giorno è stata riconquistata la città di Lalibela, grazie al decisivo ruolo delle milizie Fano.

Nel corso della stessa giornata, con il concorso dell’azione dei droni e delle forze aeree federali, sono state lanciate offensive anche nelle propaggini meridionali delle aree sotto il controllo tigrino della regione dell’Amhara, con la riconquista delle aree di Debre Shina, Sheba Robit, Senbete, Chefa Robit e Kemise.

In tal modo, la gran parte delle conquiste tigrine dell’ultimo mese lungo il corso dell’autostrada A2 a sud Komblocha sono state vanificate, sebbene il controllo territoriale appaia allo stato attuale alquanto frammentario. Le forze del TDF sono state sconfitte militarmente nella gran parte dei centri abitati nell’ambito dei quali sono state ingaggiate dalle forze dell’ENDF, Amhara e Fano, ma sembrano ancora esercitare un controllo relativamente esteso nelle zone rurali, dove sono in corso sporadici scontri a fuoco.

Al termine di una intensa quanto drammatica giornata di combattimenti, il governo del TPLF ha diramato un comunicato attraverso il quale ha cercato di minimizzare l’andamento del conflitto in corso, definendo le perdite territoriali come “riposizionamenti” e accusando la stampa federale di diffondere notizie false.

Un tentativo alquanto improbabile per impedire di diffondere le notizie circa il reale esito degli scontri della giornata, che si sono conclusi con una sonora sconfitta delle forze del TDF lungo buona parte del fronte meridionale.

A fare la differenza nella condotta delle operazioni militari delle forze federali sono stati certamente gli aiuti ricevuti dagli Emirati Arabi Uniti e, soprattutto, i droni di fabbricazione turca Bayraktar TB-2, che hanno assicurato alle forze dell’ENDF, Amhara e Fano l’incontrastata capacità del supporto aereo alle unità sul terreno. Buona parte delle perdite tigrine, tanto in termini di uomini che di mezzi, è ascrivibile alla capacità dei droni di colpire in profondità le linee di difesa, costringendole ad una rapida ritirata che ha determinato la necessità di abbandonare sul terreno ingenti quantità di armi e munizioni.

L’avanzata e il consolidamento delle forze federali, Amhara e Fano è poi continuata nelle giornate del 2 e 3 dicembre, riducendo il tal modo l’area sotto il controllo del TDF sino alle città di Dessie e Kombolcha, che appaiono adesso soggette alla minaccia di una offensiva da parte delle forze federali.

L’offensiva dell’ENDF della prima settimana di dicembre ha determinato in tal modo una pesante sconfitta per le forze del TDF, che devono adesso abbandonare l’ipotesi di un attacco o di un accerchiamento della capitale, così come di un suo strangolamento economico attraverso l’interruzione delle principali vie di comunicazione verso lo stato regionale dell’Afar e di Gibuti.

Sebbene appaia ancora prematuro esprimere valutazioni circa lo stato complessivo degli equilibri sul terreno, la controffensiva del governo federale e delle milizie a questo alleate ha certamente fatto registrare un significativo mutamento negli equilibri complessivi delle dinamiche di conflitto. La capacità di sostenere tale vantaggio, per le forze dell’ENDF, è condizionata in questo momento da una parte dalla possibilità di ricevere costantemente il flusso di aiuti militari che ne sostengono le capacità offensive, e dall’altra dalla contestuale incapacità delle forze del TDF di contrastare soprattutto la minaccia rappresentata dai droni di fabbricazione turca, che hanno costituito il vero elemento di svolta nella condotta delle operazioni militari da parte delle forze governative.

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