Con un annuncio diramato il 20 dicembre via Twitter da Getachew Reda, membro del comitato esecutivo del TPLF e consigliere personale del presidente del Tigrai, il partito di governo dello stato regionale del Tigrai ha annunciato il completamento del ritiro delle proprie forze del TDF dai territori degli stati regionali dell’Amhara e dell’Afar.

Il comunicato prosegue nell’affermare che la decisione è stata presa al fine di rimuovere ogni pretesto della comunità internazionale per non esercitare pressioni sul governo federale presieduto da Abiy Ahmed e i suoi partner regionali per far cessare la loro “campagna genocida” in atto nel Tigrai.

Viene poi denunciato il rinnovato pericolo derivante dalla minaccia proveniente dall’Eritrea, che secondo Getachew Reda è ancora caratterizzata da “appetito per un nuovo genocidio”. Oltre ad occupare ancora le regioni occidentali, nord-occidentali e nord-orientali del Tigrai, l’Eritrea viene indicata da Reda come “pesantemente coinvolta” nelle recenti operazioni condotte negli stati regionali dell’Amhara e dell’Afar.

Il comunicato si conclude infine con un invito alla comunità internazionale, per cercare di esercitare la necessaria pressione contro il governo federale, i suoi alleati e l’Eritrea, impedendogli di lanciare una nuova campagna militare contro il Tigrai.

Il vertice del TPLF cerca in questo modo implicitamente di far apparire il ripiegamento delle proprie unità militari dalla regione del Wollo come il risultato di una decisione politica, e non già come il risultato di una sconfitta militare, consumatasi attraverso la progressiva perdita di tutti i territori conquistati nel corso degli ultimi mesi nel tentativo di raggiungere Addis Abeba e provocare la caduta del governo di Abiy Ahmed.

Il blocco totale delle informazioni dalla regione, e la contestuale proliferazione di notizie non ufficiali diramate a mezzo della rete dei social media, ha ulteriormente alimentato la diffusione di percezioni contraddittorie sull’evoluzione del conflitto e delle alleanze politiche.

Soprattutto tra gli Amhara, sembra essersi diffusa la convinzione di un accordo segreto raggiunto tra il TPLF e il Partito della Prosperità del primo ministro Abiy Ahmed, per una ridefinizione dei confini regionali allo stato del novembre 2020, che comporterebbe di fatto l’accettazione di un rientro del Tigrai nei suoi territori occidentali, ad oggi sotto l’occupazione delle milizie Amhara e Fano.

Una strategia di tal fatta, tuttavia, porterebbe il primo ministro Abiy Ahmed a dover sancire implicitamente il fallimento della guerra in Tigrai e la vittoria de facto del TPLF, dando avvio con ogni probabilità al processo politico per l’indipendenza del Tigrai. Conseguenza politicamente insostenibile per Abiy Ahmed.

L’ipotesi di un accordo segreto tra Abiy Ahmed e il TPLF, infine, sarebbe verosimilmente osteggiato prima di tutto dall’Eritrea, che ha sostenuto il premier etiopico e partecipato al conflitto con il preciso scopo di eliminare la presenza politica del TPLF dal Tigrai e l’influenza delle sue élite dall’intera regione.

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