Il 13 dicembre ha trovato conferma in Etiopia la notizia della riconquista da parte delle forze tigrine del TDF della città di Gashena, che ha tuttavia subìto poco dopo un nuovo attacco da parte delle forze federali dell’ENDF, delle milizie Amhara e quelle Fano.

Il 16 e 17 dicembre sono state compiute dall’aeronautica militare federale diverse azioni aeree di bombardamento contro la città di Alamata, nel Tigrai meridionale, e i media tigrini hanno riferito – sebbene l’informazione sia di difficile conferma – di 28 morti e 76 feriti. Sempre secondo i media locali, gli attacchi si sarebbero ripetuti più volte nei due giorni, con sortite condotte tanto da caccia bombardieri quanto da droni. Questi ultimi, in particolar modo, sarebbero responsabili di aver colpito un mercato nel corso degli attacchi del secondo giorno, dove si sarebbero registrate la gran parte delle vittime civili denunciate dei media del Tigrai.

Il 17 dicembre, invece, è caduta nuovamente sotto il controllo delle forze federali la città di Mersa, lungo il corso dell’autostrada A2, ultimo avamposto prima della città di Woldiya. Le forze del TDF si sono contestualmente ritirate dalle alture dell’area del Wollo settentrionale, ripiegando disordinatamente verso nord.

La concentrazione delle forze federali nell’area di Boren, in prossimità del confine con lo stato regionale dell’Afar, ha sferrato il 17 dicembre un attacco contro la città di Kobo e parallelamente ha cercato di spingersi verso nord, varcando il confine dello stato regionale del Tigrai, nell’area di Raya. L’obiettivo della manovra è stato quello di riprendere il controllo del tratto dell’autostrada A2 a nord di Woldiya, per isolare la città in previsione dell’attacco da parte delle forze federali.

La città di Woldiya è infine caduta il 18 dicembre nelle mani delle forze federali, di quelle Amhara e Fano, che hanno fatto il loro ingresso nella parte centrale dell’abitato dopo una giornata di incessanti combattimenti nelle periferie meridionali e occidentali della città.

Nel corso della stessa giornata è tornata sotto il controllo delle forze federali sia la città di Gashena che Lalibela, mentre le forze dell’ENDF si sono poi spinte in profondità lungo il corso della strada B22, in direzione est, conquistando i villaggi di Debot e Agwat Wiya, ricongiungendosi poi con le forze che hanno sferrato l’offensiva contro Woldiya da sud.

L’intera percorrenza della strada regionale B22 è adesso sotto il controllo delle forze federali, con significative difficoltà per le forze trigrine del TDF nella gestione dei rifornimenti e nella movimentazione delle unità di prima linea, costrette sempre più spesso a ripiegare a piedi.

L’offensiva federale è stata sferrata infine anche nella regione nord-orientale del Wollo, con la caduta il 18 dicembre anche della cittadina di Kobo, ultimo importante centro abitato lungo il corso della A2 prima del confine con lo stato regionale del Tigrai.

La caduta di Kobo ha tagliato ogni possibilità di rifornimento verso la città di Woldiya, caduta lo stesso giorno, costringendo le forze tigrine ad accelerare il ripiegamento verso nord e verso nord-ovest, in quello che adesso rappresenta l’ultimo lembo di terra dello stato regionale Amhara ancora sotto il controllo del TDF.

La nuova fase dell’offensiva federale è riuscita infine a consolidare le proprie posizioni attraverso la riconquista delle cittadine di Sanqa, Sirinqa, Haran, Gobyen, Robit, Hamusit, Estayish, Ahun Tegegne e Dilib, determinando un rafforzamento del fronte che ha permesso ormai di raggiungere il confine con il Tigrai.

Sebbene la nuova offensiva delle forze federali, insieme alle milizie Amhara e Fano, abbia conseguito importanti risultati tattici sul terreno, con la riconquista praticamente dell’intera regione del Wollo e la caduta di importanti centri abitati come Woldiya, Dessie e Kombolcha, più complessa si presenta l’analisi delle effettive capacità degli attori coinvolti sul terreno nell’evoluzione del conflitto.

Le forze governative, infatti, sono riuscite ad avanzare rapidamente nelle regioni di pianura del Wollo, sfruttando la superiore capacità di controllo dello spazio aereo e l’accresciuta capacità offensiva fornita dall’introduzione dei droni turchi nell’organico delle forze aeree federali.

Più complessa, tuttavia, si presenta la possibilità di entrare nello stato regionale del Tigrai, caratterizzato in larga parte da un contesto collinare e montagnoso, dove la capacità di combattimento delle forze tigrine ha più volte dimostrato di essere superiore a quello delle forze federali.

Una variabile di difficile valutazione, allo stato attuale, è poi quella connessa alla possibilità di stabilire l’effettiva capacità di resilienza economica e militare degli attori in campo. Il conflitto ha drenato enormi risorse di denaro e di legittimità politica, tanto sul fronte federale quanto su quello del Tigrai, determinando un generale indebolimento di tutte le componenti coinvolte nella guerra. La scarsità di dati affidabili impedisce di condurre una valutazione concreta sullo stato dell’economia locale e sulla tenuta politica delle diverse componenti coinvolte, sebbene potendosi ipotizzare senza margine d’errore un complessivo drastico ridimensionamento generale.

Il rischio, pertanto, è ancora una volta quello di una trasformazione degli equilibri sul terreno, con il possibile ridimensionamento della capacità offensiva delle forze federali e l’avvio di un conflitto d’attrito. Questo scenario, mentre da una parte aprirebbe alla possibilità di un consolidamento delle linee del fronte, dall’altra favorirebbe una generale stagnazione e la contestuale cristallizzazione degli elementi di crisi.

Meno violenza in termini di scontri armati, quindi, a fronte tuttavia di un progressivo peggioramento delle dinamiche economiche e sociali sul terreno, favorite dall’inevitabile diminuzione dell’interesse internazionale.

La comunità internazionale ha fallito nel tentativo di portare le parti al tavolo negoziale nel corso della fase iniziale della crisi e poi del conflitto, quando ancora sarebbe stato – forse – possibile individuare elementi di dialogo di comune interesse. Le innegabili responsabilità delle autorità del Tigrai, prima del novembre del 2020, avrebbero potuto essere mediate da una incisiva azione dell’ONU, dell’Unione Africana, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, individuando un meccanismo per la gestione delle elezioni nazionali accettabile per ognuna delle parti. Al contrario, l’assenza di qualsiasi iniziativa e il successivo avvio di una spregiudicata campagna militare condotta dalle forze federali e da quelle eritree, che nel nord del Tigrai si sono macchiate di gravissime responsabilità in termini di violazione dei diritti umani, ha trasformato irrimediabilmente la natura della crisi e la fisionomia del conflitto.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here