Il governo cinese ha annunciato il 30 dicembre che il proprio ministro degli Esteri, Wang Yi, si recherà in visita in Eritrea, Kenya e Isole Comore dal 4 al 7 gennaio, per proseguire poi in direzione delle Maldive e dello Sri Lanka.

La scelta della missione in Africa, secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero degli esteri, Zhao Lijian, si inserisce nel solco di una tradizione ormai pluritrentennale di inaugurare il nuovo anno con visite di stato nel continente africano, per dimostrare e rafforzare quanto la Cina ritenga prioritario e strategico il rapporto con i paesi del continente.

Non sfugge agli osservatori come la visita abbia privilegiato cinque stati rivieraschi dell’Oceano Indiano, tutti a loro modo di interesse per la Cina nell’ambito dello sviluppo della One Belt One Road Initiative (OBOR), laddove la ricerca di infrastrutture e scali marittimi è parte integrante dello sviluppo delle strategie di Pechino.

Mentre nessuna comunicazione è stata diramata dal governo eritreo in merito alla visita del ministro degli esteri cinese il prossimo 4 gennaio, il presidente Isaias Afwerki ha presenziato il 2 gennaio alle esequie dell’anziano leader politico Btsai Romodan Mohammed Nur, morto all’Asmara lo scorso 30 dicembre.

Btsai Romodan fu tra i membri originari dell’ELF (Fronte di Liberazione dell’Eritrea), nel 1964, e partecipò al lungo conflitto per l’indipendenza dell’Eritrea, diventando poi uno dei fondatori dell’EPLF (Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo) nel 1970.

Le polemiche della scorsa settimana tra Eritrea e USA, generate dai messaggi critici pubblicati dall’ambasciata USA all’Asmara in merito all’indefinita durata del servizio nazionale, sembrano essersi ridotte nella portata. Sporadici commenti sono stati pubblicati nell’ultima settimana dell’anno dal Ministro dell’Informazione Yemane Meskel, sebbene in tono minore rispetto e attraverso l’adozione di un linguaggio meno esplicito.

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