Dopo che la scorsa settimana alcune ambasciate occidentali, su tutte quella francese, avevano avvisato i loro connazionali in Kenya che sarebbero stati giorni pericolosi sul fronte del terrorismo, lunedì scorso un matatu (un mini bus tipico keniano) è rimasto coinvolto nell’esplosione di un ordigno esplosivo improvvisato che ha causato la morte di 10 persone e ne ha ferite un’altra decina.

Il matatu percorreva una tratta nelle prossimità del confine con la Somalia, nella contea di Mandera, e l’ordigno era piazzato ad 8 chilometri dalla omonima città della contea. Prima dell’esplosione testimoni hanno detto di aver sentito colpi di arma da fuoco, presumibilmente del fucile d’assalto AK47. È stato fermato un sospettato e si pensa che egli possa avere altri 5 complici. Un simile attacco era avvenuto lo scorso anno, intorno a marzo, quando un bus era stato vittima di un simile esplosivo artigianale.

I sospetti portano a pensare che sia stata opera del gruppo jihadista di al-Shabaab, molto attivo in quella zona dai confini molto porosi con la Somalia, paese dove il gruppo opera maggiormente. Le forze dell’ordine sono intervenute tempestivamente e nei giorni successivi l’intera zona del nord-est del paese ha ricevuto un sostanzioso rafforzamento della sicurezza, in quanto zona considerata ad alto rischio di attentati.

Nell’ultimo periodo l’attività di al-Shabaab si era particolarmente intensificata nell’area, vedendo come obbiettivi principali le forze dell’ordine e di sicurezza del paese.

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