Il presidente dello stato regionale del Tigray, Debretsion Gebremichael, ha scritto il 20 aprile una lettera aperta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, denunciando lo stato della crisi in atto in Etiopia e i suoi possibili risvolti.

Secondo la versione del leader del Tigrai, la tregua annunciata dal governo federale di Addis Abeba non è stata accompagnata dall’afflusso di aiuti umanitari richiesti urgentemente dal governo di Macallè, e negli ultimi 4 mesi solo 67 camion avrebbero varcato le frontiere, potendo soddisfare solo il 6% di quanto necessario per alleviare le sofferenze della popolazione civile.

Gebramichael insiste poi nuovamente sulla natura genocida del conflitto in atto, sostenendo come il perdurare della crisi acceleri “il viaggio del paese verso l’abisso” […] “mettendo in pericolo l’integrità dello Stato e minacciando di lacerare il Paese”.

La paralisi del sistema elettrico e della rete di comunicazioni impediscono secondo il presidente del Tigrai di fornire un quadro veritiero e preciso sulle condizioni della crisi e sulle difficoltà della società tigrina, mentre il blocco delle transazioni bancarie ha impedito alle comunità della diaspora di aiutare le proprie famiglie.

Il blocco dei rifornimenti delle sementi e dei fertilizzanti, inoltre, ha impedito agli agricoltori locali di poter soddisfare le esigenze alimentari richieste nell’ambito della già pur grave crisi, aggravando ulteriormente le sofferenze della popolazione e il rischio di più gravi conseguenze.

Restano problemi irrisolti, aggiunge Gebremichael nella missiva a Guterres, l’occupazione del Tigrai occidentale da parte delle forze Amhara così come la presenza di truppe eritree all’interno dei confini con l’Etiopia, mentre si assiste ad una proliferazione di conflitti comunitari locali che rischiano di allargare ulteriormente il fronte di crisi interno al paese.

In tale contesto, ha continuato Gebremichael, “il blocco del Tigray, l’ostruzione intenzionale delle operazioni umanitarie, la negazione dell’accesso umanitario ai civili e la sospensione dei servizi vitali hanno un obiettivo prioritario: utilizzare la fame e la sofferenza dei civili come strumento di guerra, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale come così come un’oscenità morale che nessun essere umano dovrebbe sopportare o sopportare. In breve, è un assalto all’umanità”.

La lettera al Segretario Generale dell’ONU prosegue poi sostenendo come il governo del Tigrai non possa e non intenda continuare a tollerare questa situazione, invitando Guterres a non commettere l’errore di ritenere sostenibile l’attuale dimensione della crisi. Se non dovessero essere garantiti dalla comunità internazionale dei corrodi umanitari effettivamente stabili e percorribili per il rifornimento dei beni di prima necessità per la popolazione civile, ha concluso il presidente del TPLF, il Tigrai sarà costretto a ricorrere ad altri mezzi per rompere il devastante blocco” che lo interessa.

La lettera di Debretsion Gebremichael ad Antonio Guterres, in sintesi, rilancia pericolosamente la possibilità di una nuova escalation nella crisi etiopica, ponendo la questione dell’effettivo controllo del cessate il fuoco e della gestione degli aiuti umanitari al centro dell’agenda della comunità internazionale.

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