Dopo settimane di calma piatta la situazione in Tigrai si sta riaccendendo, ma ci sono anche buone notizie. Nel nord della regione nuovi scontri tra TPLF e forze eritree stanno riaccendendo il focolare del conflitto in Tigrai. Ad ovest Abiy Ahmed visita le truppe Amhara che occupano l’area attribuendola agli amhara invece che ai tigrini. Ad est l’USAID comunica che il 14 maggio più di 90 camion con generi alimentari di prima necessità sono arrivati a Macallè.

Andiamo con ordine. Innanzitutto, un report della BBC ha affermato che nel nord del Tigrai vi sono stati forti scontri e bombardamenti fra le forze tigrine e quelle eritree. Nella notte della 7 maggio gli scontri sono continuati fino a che le forze tigrine si sono ritirate, tuttavia afferma la fonte dell’emittente britannica “Questo dimostra l’aggressività del TPLF”. Il luogo degli scontri è Badme, cittadina tristemente resa nota dal conflitto di confine del 1998-2000 fra Eritrea ed Etiopia, che segnò il tramonto nei rapporti fra il TPLF e Isaias Afewerki. Tuttavia, Getachew Reda, portavoce del TPLF, ha smentito con forza la notizia. Egli afferma che non si sono verificati scontri, ribadendo comunque che le forze tigrine sono ben consapevoli del possibile ritorno alla belligeranza e allo stesso tempo accusando le forze amhara, oltre a quelle eritree, di fomentare lo scontro. Il portavoce del TPLF continua poi con tono minaccioso avvertendo entrambi gli accusati e i loro alleati che “le cose sono cambiate, e sono cambiate per sempre!”

La mossa che anche da altre fonti viene attribuita alle forze amhara ed eritree è un tentativo di forzare un’escalation del conflitto tuttavia, Abiy Ahmed, sembra però ancora tentennare e dare spazio al dialogo. A prima impressione sembrava che l’attacco fosse l’inizio di un’offensiva su larga scala da parte delle forze tigrine, sia a nord che ad ovest, per rompere l’accerchiamento e iniziare la riconquista del Tigrai dell’ovest, tuttavia per quanto questa sia una possibilità da considerare pare che la tregua regga ancora.

Ad ogni modo, nell’ovest del Tigrai, Abiy Ahmed proprio per tranquillizzare i propri alleati nello stato dell’amhara ha fatto visita alle truppe per “controllare la preparazione militare del Comando Ovest della regione Amhara”. Una notizia che, a primo impatto, non dovrebbe fare scalpore dato che sia le truppe regolari dell’esercito regionale che le milizie sono coinvolte nel conflitto in Tigrai sin dall’inizio delle ostilità. Tuttavia il Primo Ministro etiopico ha visitato non l’ovest della regione Amhara ma quello del Tigrai che le forze amhara occupano sin dal novembre 2020, fomentando così le voci che l’annessione del fertile e produttivo territorio da parte degli amhara sia oramai una realtà consolidata.

Infine, Samantha Power, a capo dell’agenzia statunitense di aiuti umanitari, ha fatto sapere invece che 90 camion sono arrivati questo venerdì in Tigrai e che questa settimana sono stati circa 200 i camion con generi alimentari che sono riusciti a raggiungere il Tigrai. La Power rinnova poi l’impegno di USAID di fornire tutto l’aiuto necessario. Tuttavia numerose sono le polemiche: i camion questa volta ritorneranno o rimarranno nel Tigrai, fungendo per scopi militari? Il TPLF sta dirigendo la maggior parte degli aiuti verso la popolazione o il proprio esercito? Nei prossimi giorni arriveranno altri camion attraverso il blocco?

Riassumendo, il conflitto non è ripreso ma le forze eritree e quelle amhara stanno cercando di forzare la mano ad Abiy Ahmed mentre il TPLF cerca di attenersi alla tregua e finalmente altri aiuti arrivano in Tigrai. Il braccio di ferro nel nord del paese non sembra comunque allentarsi.

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