Il governo etiopico avrebbe deciso un ridimensionamento dei flussi delle importazioni di merci provenienti dal porto di Gibuti, per alleggerire la congestionata linea di rifornimento che rappresenta oggi circa il 95% del traffico delle merci dirette in direzione dell’Etiopia. Secondo quanto riferito da alcuni organi di stampa regionale (https://www.garoweonline.com/en/world/africa/ethiopia-reduces-import-volume-in-port-of-djibouti) le importazioni verso l’Etiopia gestite attraverso il porto di Gibuti avrebbero già subito una diminuzione del 14,62% nel corso degli ultimi mesi, mentre al tempo stesso sarebbero aumentate quelle dai porti di Tadjoura (sempre nello Stato di Gibuti) e di Berbera (nel Somaliland), oltre ad un potenziamento dei flussi via terra attraverso la città di Moyale, lungo il confine con il Kenya.

La decisione del governo etiopico sarebbe da attribuirsi in parte alla necessità di alleggerire il peso sulla congestionata rotta Gibuti-Addis Abeba e in parte alla ricerca di scali marittimi caratterizzati da minori costi di gestione delle merci.

Il governo di Gibuti, invece, ha inviato il 31 maggio in Arabia Saudita una delegazione presieduta dal presidente dell’autorità portuale, Aboubaker Omar Hadi, che si è intrattenuto a Riyadh con i delegati della comunità economica locale presso la Federazione delle Camere di Commercio saudite(https://english.aawsat.com/home/article/3678156/djibouti-invites-saudis-invest-africa%E2%80%99s-largest-free-trade-zone). I colloqui hanno avuto ad oggetto l’invito del governo di Gibuti alle controparti locali per investire nelle free zone connesse al porto della capitale, sottolineando la centralità del Corno d’Africa per raggiungere i mercati dell’entroterra regionale africano.

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