Il Dipartimento di Stato USA ha comunicato il 1° giugno la nomina dell’Ambasciatore Mike Hammer alla carica di nuovo rappresentante speciale per il Corno d’Africa. Hammer si appresta in tal modo a sostituire il suo predecessore David Satterfield a soli sei mesi dalla sua nomina, avvenuta lo scorso gennaio.

Con uno scarno comunicato, il Dipartimento di Stato USA ha dato notizia della nuova nomina senza fornire alcuna indicazione in merito alle motivazioni, sottolineando semplicemente come l’incarico ad Hammer si inserisca nel solco della volontà degli Stati Uniti di voler perseguire un processo politico inclusivo nell’interesse della pace, della sicurezza comune e della prosperità per tutti i popoli dell’Etiopia. Gli Stati Uniti, continua il comunicato, rimangono fortemente concentrati sulla cessazione delle ostilità, della possibilità di garantire l’accesso agli aiuti umanitari nella regione e sulla necessità di favorire indagini trasparenti sulle violazioni dei diritti umani da parte di tutti gli attori coinvolti nel conflitto nella regione del Tigrai (https://www.state.gov/special-envoy-for-the-horn-of-africa-2/).

Il Segretario di Stato Anthony Blinken, nel dare notizia della nomina di Hammer, ha aggiunto che l’Ambasciatore David Setterfiled aveva espresso da tempo la propria volontà di lasciare l’incarico prima dell’estate, senza aggiungere particolari in merito alle motivazioni di tale scelta. L’Ambasciatore Satterfiled era stato nominato lo scorso gennaio dopo le dimissioni del precedente inviato, Jeffrey Feltman, anche in questo caso a soli nove mesi dalla nomina.

Mike Hammer ha servito precedentemente come Ambasciatore degli Stati Uniti in Cile e, dal 2018, come Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo (https://www.reuters.com/world/africa/us-names-new-special-envoy-horn-africa-2022-06-01/). Gli impegni che il nuovo inviato speciale per il Corno d’Africa dovrà affrontare saranno principalmente quelli connessi con la crisi regionale derivante dal conflitto nello stato regionale del Tigrai, in Etiopia, la crisi politica sudanese e la difficile transizione verso un governo a guida civile e, non ultimo, il rinnovato impegno militare degli Stati Uniti in Somalia, dove è previsto un potenziamento delle forze speciali e delle operazioni connesse alla lotta contro il terrorismo delle formazioni jihadiste dell’al Shabaab.

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