Il 19 agosto, al termine di una visita ministeriale sudanese di tre giorni in Russia, presieduta dal ministro per le attività minerarie Mohamed Bashir, il governo di Khartoum ha offerto alla compagnia Zarubezhneft ulteriori concessioni di sviluppo dei propri giacimenti petroliferi (https://interfax.com/newsroom/top-stories/82397/).

La società russa ha proposto al governo del Sudan un pacchetto di investimenti per potenziare le proprie attività nel paese, dove già opera diverse concessioni, e, secondo quanto riferito dal direttore generale per le esplorazioni petrolifere del ministero del petrolio sudanese, al-Tahir Abul-Hassan, entro il prossimo mese di ottobre la società Zarubezhneft potrebbe avviare le attività nelle aree di nuova concessione (https://sudantribune.com/article262993/).

L’accordo si inserisce nel quadro del rafforzamento delle relazioni tra il Sudan e la Russia che, a margine degli incontri relativi all’industria petrolifera, ha riguardato anche la firma di alcuni accordi di cooperazione nel settore agro-industriale. Secondo quanto dichiarato dal rappresentante del ministero russo per l’Agricoltura, infatti, il volume d’affari tra i due paesi nel 2021 avrebbe superato i 287 milioni di dollari USA, mentre nei soli primi sei mesi del 2022 avrebbe fatto registrare la cifra di 137,7 milioni di US$ (https://www.dabangasudan.org/en/all-news/article/sudan-offers-more-oil-blocks-to-russian-company).

Il principale promotore del rafforzamento del rapporto con la Russia è il vice presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, generale Mohamed Dagalo, che considera il consolidamento del rapporto con Mosca come la più idonea strategia per limitare la capacità di influenza degli Stati Uniti e della comunità internazionale sul processo di riforma del paese, impedire l’assorbimento delle Forze di Supporto Rapido – al suo comando – all’interno delle forze armate regolari e quindi compromettere gli enormi interessi economici e politici a queste connesse.

La Russia, pertanto, si pone nella visione del generale Dagalo, come una soluzione al blocco degli aiuti economici decretato dal Fondo Monetario Internazionale in conseguenza del colpo di stato dello scorso ottobre e della mancata transizione di governo alle autorità civili, apportando idealmente i necessari capitali per la gestione delle attività economiche del paese.

Il 25 agosto, invece, l’agenzia di stampa governativa SUNA ha annunciato un consistente rimpasto ai vertici delle forze armate, per decisione del presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, generale Abdel Fattah Al-Burhan. Il vice capo di Stato Maggiore per l’Amministrazione, Tenente Generale Munawar Osman Nuqud, e il vice capo di Stato Maggiore per l’Addestramento, Tenente Generale Abdullah Al-Bashir Ahmed Al-Sadiq, sono stati promossi al grado di Primo Tenente Generale, e posti in congedo per limiti d’età. Anche il comandante delle forze terrestri, Tenente Generale Essam Mohamed Hassan Karrar, e il Maggiore Generale Omar Shanan, sono stati posti in congedo per raggiunti limiti d’età.

Sono stati promossi al grado di Tenente Generale e mutati d’incarico, invece, Rashad Abdul Hamid Ismail, che assume il comando delle forze terrestri, Abdul Mohamoud Hammad Hussein Ajami, Nasr Al-Din Abdul Qayyum Ahmed Ali e Mubarak Koti Kajour Kmtor, che assume il ruolo di ispettore generale delle Forze Armate.

Secondo quanto riportato dalla SUNA, inoltre, il generale Al-Burhan ha anche nominato il nuovo consiglio di presidenza dello Stato Maggiore, con la nomina del Tenente Generale Muhammad Oshman Al-Hussein Al-Hassan al rango di capo di Stato Maggiore e il Tenente Generale Magdi Ibrahim Oshman Khalil al rango di vice capo di Stato Maggiore per la logistica (https://suna-sd.net/read?id=747590).

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